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Credenti, non credenti: storia di un confronto politico

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Con questo volume non si è inteso ripercorrere un percorso storico ma, più semplicemente, grazie all’impegno di valenti ricercatori ai quali va il ringraziamento dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, ricostruire alcuni passaggi ritenuti fondamentali nel dialogo talvolta fattosi scontro, tra credenti e non credenti nel nostro Paese.

Benedetto Coccia (a cura di),
Credenti, non credenti:
storia di un confronto
politico,
Roma, Editrice APES, 2016, pp. 374.
Malgrado l’indubbia competenza dei suoi autori,
questo libro suscita più di un interrogativo fin dal
titolo e dall’introduzione del suo curatore. Mentre
il titolo, infatti, sembra preludere a un’indagine
sulle differenti concezioni dello Stato, della democrazia
o – se si vuole – dell’ordine interno e
internazionale, il contenuto del volume è sostanzialmente
una storia dei rapporti tra Stato e Chiesa
cattolica in Italia. Personalmente esiterei inoltre
a utilizzare la definizione di credente identificandola
con quella di cattolico: sia perché una tale
sovrapposizione va a cancellare una pur minoritaria
presenza di altri credenti nel nostro paese,
sia perché rischia di ridurre al silenzio quanti, pur
frequentanti le chiese, si sottrassero alle direttive
politiche della gerarchia cattolica. Quanto all’introduzione,
taluni giudizi mi paiono alquanto sommari
e persino ingenerosi. Per esempio si giudica in
blocco la dirigenza dell’ultima fase della Dc come
una «classe politica inspiegabilmente figlia illegittima
» dell’associazionismo cattolico; in aggiunta,
si accusa il laicato cattolico odierno di aver abdicato
alle proprie responsabilità e al dovere della
testimonianza, sorvolando però sulle responsabilità
della Santa Sede e della Conferenza Episcopale
Italiana nell’ultimo trentennio (pp. 13-15).
I quattro testi pubblicati sono di variabile
valore. Luigi Scoppola Iacobini, in Dalla questione
romana alla nascita del Partito popolare, offre una
vasta e buona sintesi arricchita da numerosi documenti
tratti dagli archivi vaticani, soprattutto in
relazione al Patto Gentiloni del 1913. Più superficiali
risultano invece le pagine sulla Prima Guerra
mondiale, forse anche per la mancanza di riferimenti
ai tanti studi apparsi negli ultimi anni.
Un’ancora più evidente mancanza di confronto
con le acquisizioni più recenti sembra
emergere dal saggio di Benedetto Coccia, Chiesa e
fascismo: due totalitarismi a confronto. In tal caso
la discussione dovrebbe cominciare dalla possibilità
di identificare la Chiesa cattolica con la categoria
di totalitarismo. Lasciando da parte alcune
affermazioni dubbie (quanto fu «volontario»
l’esilio di Sturzo nel ’24?, il quale peraltro andò
allora in Gran Bretagna e non negli Usa, p. 172)
e alcune altre definizioni discutibili (il Ppi fu un
«partito cattolico»?), l’impressione è di aver di
fronte un testo fin troppo ricco di citazioni del
tempo (tutte però già ben note), ma più divulgativo
che innovativo.
Emanuele Bernardi, in Credenti e non credenti.
Gli anni Quaranta e Cinquanta, entra nel merito
dei rapporti tra Chiesa, Dc e Pci, spingendosi
fino alla segreteria Fanfani degli anni Cinquanta.
Suo merito è quello di utilizzare varie carte provenienti
dagli archivi comunisti. Anche nel suo
caso, tuttavia, non ci si pone il problema di come
esistessero sensibilità diverse tra i cattolici di quel
tempo, pur minoritarie: dalla presenza di cattolici
persino nel Fronte del ’48 all’appassionata attenzione
di un don Mazzolari verso i «lontani». Rimane
assente il tema del rapporto con i non credenti
laici, azionisti, massoni.
Chiude il volume Augusto D’Angelo, Credenti
e non credenti. La parabola di un dialogo dalla
politica alla sfida della globalizzazione. Per quanto
questo testo non approfondisca (ovviamente)
tutti gli aspetti possibili, ma si soffermi soltanto
su alcuni passaggi (per es. il controverso varo del
centro-sinistra, l’atteggiamento di Giovanni XXIII,
la crisi del secondo governo Moro nel 1966, le differenze
tra lo stesso e La Pira nel rapporto con i
socialisti, le varie posizioni sulla guerra del Vietnam,
i rapporti con i comunisti negli anni Settanta),
esso risulta non soltanto il più documentato
354 Biblioteca
del libro, ma anche il più consapevole della vastità
degli orizzonti del rapporto tra credenti e non credenti.
Non a caso D’Angelo giunge fino a delineare,
pur in modo sintetico, alcune linee del pontificato
di Giovanni Paolo II e cita l’iniziativa del cardinale
Martini a Milano per una «cattedra dei non credenti
», giustamente collegando il tema politico con
quello, distinto ma connesso, più propriamente
pastorale e culturale.
Giorgio Vecchio
numero 3/2018 della rivista “Ricerche di Storia Politica”

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